“Corro, vinco… e dunque vivo!”
E Ayrton vinceva davvero. Perché faceva della vittoria il suo primario obbiettivo nella vita. E lo faceva con una tale facilità, da far innamorare chiunque di quello sport all’apparenza ‘noioso’. E lo faceva senza imporsi limiti. D’altronde: “Vincere senza rischi è come trionfare senza gloria!”
Un sognatore, prima che un campione: “Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita”.
Un giorno disse: “Non mi pongo limiti. Ho 33 anni e penso di averne ancora tanti davanti a me. Sono certo che un giorno guiderò una rossa Ferrari, è uno dei miei sogni. Il fatto che io abbia fede in Dio non significa che io sia immortale. E non sono neanche invulnerabile, ho tanta paura di farmi male come chiunque. Se un giorno dovessi avere un incidente che mi dovesse costare la vita vorrei che fosse sul colpo. Non vorrei passare ore a soffrire in ospedale o passare il resto della vita in una sedia a rotelle. Io voglio vivere intensamente perché io sono una persona intensa” (Dichiarazione quattro mesi prima della sua morte)
Ayrton Senna da Silva è stato tre volte campione del mondo di Formula 1 nel 1988, 1990 e 1991. Morì in seguito ad un tragico incidente nel Gran Premio di San Marino del 1994, uscendo di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello (al settimo giro), a causa del cedimento del piantone dello sterzo. In Brasile furono proclamati tre giorni di lutto nazionale.
Vincitore di 41 GP, è ritenuto uno dei piloti più forti di tutti i tempi. Corridore completo in ogni aspetto, dalla messa a punto alla gestione delle gomme, seppe distinguersi nel corso della carriera soprattutto per la guida sul bagnato e la velocità in qualifica, caratteristica, quest’ultima, che gli consentì di detenere il record di pole position (65) dal 1989 al 2006. Abile inoltre nei circuiti cittadini, Senna detiene tuttora il record di vittorie sulla prestigiosa pista di Monte Carlo, sei, di cui cinque consecutive fra il 1989 e il 1993.
Poco più trentenne, lo sport in generale perde un campione che avrebbe potuto benissimo dare molto ma molto di più. È morto facendo quello che amava più fare: correre. Speriamo tutti che non abbia sofferto, come tanto voleva lui. Speriamo non porti rancore, dicendo: “ve lo avevo detto io di non correre”, in merito alla scomparsa di un altro pilota il giorno prima sulla stessa pista. Speriamo abbia perdonato chi, anche all’ora, per amore del denaro, si è scordato delle vite sempre in bilico dei piloti.
Tra i tanti sogni c’era quello di correre con la Ferrari. Quanto sarebbe stato bello vederlo con la tuta del Cavallino, alzare in alto al cielo premi prestigiosi e portare la rossa sul gradino più alto del podio.
Lo sport ha perso un campione, un sognatore, un vincente e un amante della vita. Sono passati 26 anni da quel primo paggio, ma i più grandi ancora ricorderanno quel giorno tragico in cui tutti rimasero col fiato sospeso dopo il forte impatto.
Ciao Ayrton, eterno campione!❤
